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Ambiente: che ha fatto l’Italia per la sua tutela?

Da Pro Natura a Legambiente cioè dal primo movimento ecologista italiano alla più importante associazione del nostro Paese in difesa dell’ambiente e non solo.  Ed allo sviluppo sostenibile che lega l’ambiente all’economia ed alle questioni sociali in modo indissolubile. Nella ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Ambiente patrocinata dall’ONU, su Impakter Italia vogliamo riassumere la storia del movimento ecologista nazionale.

Partendo dal 25 giugno del 1948 quando nel castello di Sarre, Valle d’Aosta, venne fondato il Movimento Italiano Pro Natura: già in quei primi ecologisti c’era la consapevolezza che difendere e salvaguardare il territorio portava con sè grandi benefici in termini sociali e politici, geologici, paesaggistici, legati alla flora ed alla fauna. Era un movimento – così come Italia Nostra che nacque nel 1955 anche per la tutela dei beni culturali, storici ed architettonici – che aveva un orientamento educativo, divulgativo più che di protesta. Furono importanti perchè nel dopoguerra parte della ricostruzione del paese avvenne in maniera esasperata specie dal punto di vista urbanistico e senza le voci a difesa del nostro patrimonio culturale e naturale chissà quanto avremmo perso.

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La protesta oltre la tutela

Nel 1966 fu fondata la sezione italiana del WWF e alla fine degli anni Settanta quella degli Amici della Terra. La Lega per l’ambiente (oggi Legambiente) nacque nel 1980 come emanazione dell’ARCI, mentre Greenpeace Italia arrivò nel 1986. Ma il salto di qualità di tutte queste associazioni o movimenti è stato negli anni ’70 quando alcuni incidenti, non solo in Italia, fecero capire al mondo che proteggere l’ambiente significava anche proteggere l’umanità e che si doveva limitare lo sfruttamento delle risorse naturali e la devastazione dell’acqua, delle foreste, dell’aria, del suolo e così via.

Tanto che in Italia nel 1966 fu approvata la cosiddetta “Legge antismog” dedicata al regolamento degli impianti di riscaldamento domestico, le emissioni degli autoveicoli e degli impianti industriali. Una legge del tutto inefficace, poiché non prevedeva sanzioni deterrenti e divideva la competenza dell’accertamento della violazione fra una pluralità di enti.

Così la prima vera legge nazionale sull’ambiente è quella del 1976, la n. 319 del 10 maggio, detta la Legge Merli, sulla tutela delle acque. Ha introdotto norme relative agli scarichi di tutte le acque e alle fognature, definendo i livelli di competenza territoriale sulla materia. Molte di tali norme sono state riviste e aggiornate nel corso degli anni con altre disposizioni normative, tese a rendere più pesanti le sanzioni e a innalzare i limiti delle sostanze inquinanti scaricabili dalle industrie, specialmente quelle chimiche. Anche se come sappiamo dalla cronaca anche recente, gli scarichi inquinanti nel nostro sistema idrico proseguono.

Il 10 giugno del 1976 l’Italia fu colpita dalla tragedia di Seveso, un comune della Brianza. Nell’azienda chimica Icmesa, che produceva insetticidi e diserbanti, si verificò la dispersione di una nube della diossina TCDD, una sostanza chimica tra le più tossiche.

Da Seveso al Ministero dell’Ambiente

Una legge importante fu varata nel 1977, ed ha definito la fauna selvatica – fino a quel momento “res nullius” cioè “cosa di nessuno” – stabilendo che si tratta di “patrimonio indisponibile dello Stato” e quindi sottoponendola a tutela. In particolare, con questa legge venne proibita la caccia di alcuni animali come le aquile, i gufi reali, le gru, i fenicotteri, gli orsi e altre specie in via di estinzione.

Con una legge del 1982, è stato affrontato il problema della difesa del mare, individuando alcune riserve marine, stabilendo pesanti sanzioni per le discariche abusive, fissando una rigida classificazione dei rifiuti tossici e le norme da osservare per il loro smaltimento.

La legge 431 dell’8 agosto 1985 “legge Galasso” è di particolare importanza perchè sarà da quel momento la legge di riferimento in materia di ambiente. Ha posto sotto tutela i più interessanti beni paesaggistici, ma anche altri beni ambientali (laghi, fiumi, ghiacciai), demandando alle le Regioni la stesura e la messa in pratica dei i “piani paesistici”.

Dieci anni dopo Seveso si è giunti alla creazione del Ministero per l’Ambiente, nel 1986, il quale è diventato il referente politico e amministrativo di tutte la azioni di salvaguardia del territorio. Con la legge che ha istituito il Ministero sono stati fissati tre principi fondamentali:

  • il primo stabilisce che il danno arrecato all’ambiente colpisce tutta la collettività, per cui lo Stato e gli altri enti pubblici hanno l’obbligo di imporre il risarcimento da parte dell’inquinatore;
  • il secondo è che spetta a ogni cittadino e alle associazioni ambientaliste il diritto di denunciare gli atti che danneggiano l’ambiente;
  • il terzo è che ogni opera pubblica, sia essa la costruzione di una strada o di un edificio, può essere permessa solo dopo aver valutato la sua compatibilità con l’ambiente (il cosidetto “impatto ambientale“), che deve essere verificata attraverso precisi accertamenti tecnici.
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La situazione di oggi

Dagli anni ’90 anche in Italia la legislazione sull’ambiente si è ampliata e si è sviluppata lungo i binari fondamentali di precauzione, prevenzione e correzione dell’inquinamento alla fonte, nonché dalla regola “chi inquina paga” molto amata in Germania e nel resto d’Europa.

Tra le leggi in vigore in difesa dell’ambiente si possono qui ricordare:

  •  il D. Lgs. 152/2006, che al comma 1 del capitolo 2 Prima Parte recita:”Il presente decreto legislativo ha come obiettivo primario la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali”.
  • il D. M. 5 febbraio 1998 sulle procedure per il recupero di scarti inquinanti, come l’amianto o altri materiali che causano malattie;
  • il D. Lgs. 59/2005 sull’autorizzazione integrata ambientale (AIA);
  • il D. M. 27 settembre 2010 su rifiuti ed emissioni di gas.

Il decreto 152/2006 costituisce il Testo Unico Ambientale (TUA), che viene specificato ulteriormente dal decreto 208/2008, denominato “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente”. Nonostante alcune mancanze, queste leggi sono state una vera medicina in soccorso dell’ambiente italiano. Il TUA  disciplina la maggior parte dell’area della tutela ambientale, conferendo peraltro più doveri e poteri al Ministero dell’Ambiente, nell’ottica di un costante controllo dei rischi, degli adempimenti previsti dalla legge, della sorveglianza dei sistemi di valutazione dei rischi e della gestione delle sanzioni.

Il decreto 208/2008 ha rafforzato il ruolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che si dedica a ricerca e monitoraggio sull’ambiente; inoltre, l’ufficio dell’ISPRA può essere contattato liberamente tramite telefono o mail per richiedere consulenza e documentazione a riguardo.

Il resto è attualità con lo sviluppo sostenibile come abbiamo già detto all’inizio di questo post, e la certezza che senza un intervento massiccio immediato – che vuol dire adesso – siamo destinati ad una fine se non rapida, abbastanza rossima.

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