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Amazzonia: la deforestazione procede ad alta velocità

Amazzonia sempre più afflitta dalla deforestazione. Come stanno reagendo le popolazioni amazzoniche? E cosa sta facendo il governo Bolsonaro? Ecco tutte le risposte.

L’Amazzonia che svanisce

La deforestazione affligge la foresta pluviale amazzonica da generazioni. Le prove suggeriscono che la crisi si sta aggravando. Ma le priorità economiche hanno costantemente la meglio sugli accorati avvertimenti riguardo il rischio di scomparsa della foresta pluviale. Scienziati ed esperti ambientali hanno costantemente lanciato l’allarme sulle conseguenze che la deforestazione sta avendo in Amazzonia, avvertendo che i “polmoni della terra” sono sull’orlo del collasso. Ora sono gli stessi indigeni a fare pressione sui principali attori globali. Il tentativo è invertire la tendenza nell’ecosistema più grande e vitale del mondo.

Dal 1978 sono stati distrutti oltre un milione di chilometri quadrati dell’Amazzonia. Mentre i dati diffusi il mese scorso dal governo brasiliano mostrano che la deforestazione non mostra segni di rallentamento. Ad oggi ha superato i 10.000 chilometri quadrati per il terzo anno consecutivo.

Gli sforzi internazionali per frenare la crisi

Al Congresso mondiale sulla conservazione, i rappresentanti del bacino amazzonico hanno esortato i leader mondiali a sostenere nuovi obiettivi di riduzione della deforestazione. Lo scopo è l’attuazione di misure che mettano in sicurezza l’80% del bacino amazzonico entro il 2025.  Questi obiettivi includono il pieno riconoscimento legale e la demarcazione delle terre indigene nel bacino amazzonico, una moratoria immediata sulla deforestazione e il degrado industriale di tutte le foreste primarie e il ripristino ecologico per le terre attualmente degradate.

Il Coordinatore delle organizzazioni indigene del bacino del Rio delle Amazzoni (COICA) difende i diritti di 511 nazionalità e gruppi indigeni che vivono nel bacino amazzonico. Nel corso del vertice ha presentato la sua campagna “Amazonia80x2025“. L’iniziativa coinvolge migliaia di diplomatici, scienziati e funzionari governativi. L’intenzione è quella di gettare le basi per i negoziati delle Nazioni Unite sulla biodiversità che si terranno in Cina il prossimo anno. I leader indigeni sperano che l’ottenimento del sostegno al Congresso mondiale sulla conservazione ponga le loro istanze in primo piano nei futuri colloqui sulla salvaguardia della biodiversità.

Il ruolo nefasto di Bolsonaro

L’attuazione degli sforzi di protezione contrasterebbe l’impennata della deforestazione nella regione, regisyrata in particolare da quando il presidente brasiliano di destra Jair Bolsonaro ha assunto l’incarico nel 2019. La sua presidenza ha infatti consentito l’aumento dell’attività mineraria, che ora minaccia il 20% delle terre indigene dell’Amazzonia.

Ci sono inoltre numerose indicazioni che Bolsonaro sia indifferente alla scomparsa della foresta pluviale. Ad esempio, quando ha etichettato come “bugie” i dati satellitari dannosi sulla deforestazione prodotti dal National Space Research Institute (INPE). Trattasi di un’agenzia del suo stesso governo. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Parziale traduzione dell’originale presente su Impakter.com, scritto da Will Potter.

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