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Amazzonia foto generica

Amazzonia: con gli incendi va in fumo il tesoro del pianeta

L’Amazzonia brucia, ancora, in Brasile. Tanto da rischiare l’estinzione, con tutto quello che comporta per il pianeta. Perché, per capire la dimensione del fenomeno, è come se una superficie grande quanto l’Italia sia stata cancellata dalle fiamme. Così, proprio mentre gli scienziati certificano l’importanza (qui l’articolo che lo racconta) del “polmone della Terra”, gli incendi avanzano, in maniera devastante, bruciando migliaia di ettari di foresta.

La denuncia del Wwf non lascia spazio a dubbi: bisogna agire immediatamente, con misure drastiche. Altrimenti il punto di non ritorno è dietro l’angolo. E per la biodiversità globale sarebbe l’equivalente dell’incendio di un tesoro di inestimabile valore. Anche perché, all’azione diretta dell’uomo, si aggiunge quella indiretta: l’emergenza climatica, che innesca periodi di siccità record. E favorisce la propagazione del fuoco.

L’importanza dell’Amazzonia

Un’illustrazione per sensibilizzare sugli incendi in Amazzonia

Ma per quale motivo l’Amazzonia è così importante? Le ragioni sono varie e i numeri sono in tal senso emblematici: sono 6,7 milioni quadrati di foreste, che toccano otto paesi del Sud‐America. Non c’è infatti solo il Brasile, ma anche Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname, Venezuela (a cui si somma anche la Guyana francese). Spiega il Wwf: “È una delle aree naturali più importanti e meno conosciute del nostro Pianeta, un vero e proprio regno di biodiversità, acque dolci, sistemi idrologici, una ricchissima diversità culturale e socio‐economica, che include anche comunità indigene in isolamento volontario”. E secondo le stime dell’associazione è lo scrigno di circa il 10% della biodiversità planetaria.

La deforestazione non è certamente un fenomeno nuovo: da oltre trent’anni incendi e disboscamento stanno impoverendo l’Amazzonia delle proprie risorse. Le ragioni sono principalmente economiche: si punta a “liberare” le aree dagli alberi e renderle disponibili per i pascoli o, più di recente, per le coltivazioni di soia. Attività che sul breve sono più redditizie.

In fumo un patrimonio di biodiversità

Emergenza Amazzonia

L’infografica del Wwf

Il problema più grave riguarda comunque il Brasile. Certo, la questione non è nuova. Ma è palese che la presidenza di Jair Bolsonaro rappresenti un flagello per la tutela della foresta: dall’estate 2019 a quella del 2020 c’è stato un aumento di incendi superiore al 30% in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le azioni di contrasto, annunciate dall’esecutivo brasiliano, sono misure per tenere a bada le proteste degli ambientalisti, privo di una lotta concreta. Nei fatti Bolsonaro ha depotenziato i controlli, unico reale strumento di salvaguardia della foresta.

Un report del Wwf ha rilanciato un preciso allarme: “Negli ultimi 10 anni, sono stati persi circa 300mila chilometri quadrati di foresta amazzonica, pari all’intera superficie dell’Italia. Nello stesso arco di tempo sono stati tagliati, andati in fumo o degradati oltre 170.000 km quadrati di foresta primaria, quella più preziosa e ricca di biodiversità, la maggior parte della quale in Brasile”.

Quindi, l’organizzazione ambientalista usa parole durissime: “Deforestazione e cambiamento climatico stanno spingendo l’Amazzonia verso l’estinzione. La foresta ridotta e degradata è più soggetta ad incendi, alla perdita di biodiversità e perde la capacità di fornirci quei servizi irrinunciabili che ci fornisce. La foresta amazzonica genera infatti piogge, raffredda la Terra, assorbe gas serra, immagazzina carboni, contrasta la desertificazione, produce acqua, cibo e medicine”. E se mandiamo in fumo tutto questo, le conseguenze non potranno che rivelarsi sconvolgenti.

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