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Amazzonia ed Africa: perché bruciano?

L’allarme Amazzonia è grave almeno quanto quello dell’Africa e viceversa? Perché mentre il mondo intero guarda quello che sta accadendo nel cosiddetto polmone del mondo (anche se qualcuno nega questa definizione) in alcuni stati della fascia centrale dell’Africa sta accadendo la stessa cosa.

La mano dell’uomo c’è ed è una mano pesantissima tanto in termini di azioni quotidiane quanto in termini di azioni secolari, i cambiamenti climatici. C’è chi però, e parliamo di scienziati importanti, suggerisce che dietro a questi incendi visivamente e praticamente devastanti, vi siano anche altre cause, quelle naturali.

Per esempio, secondo l’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazôna ogni anno nella stagione secca (luglio-ottobre) i satelliti rilevano molti incendi nel bacino amazzonico, la stragrande maggioranza certamente opera dell’uomo, Ma accesi su terreni già senza alberi (fuochi agricoli legali) o per creare aree agricole dove ci sono ancora boschi, e questo non si può fare. Questi fuochi non riguardano tanto la giungla tropicale, ma le aree marginali, aride.

un’immagine dal satellite della zona interessata dagli incendi in Africa

In Angola, Zambia, Mozambico ci sono stati incendi in misura minore rispetto al Brasile ed alla Bolivia. I dati del programma di osservazione della Terra dell’Unione europea Copernicus mostrano che le emissioni derivanti dalla combustione di biomassa sono importanti in questo settore.

I media africani locali però hanno prestato scarsa attenzione agli incendi nel proprio cortile, preferendo anch’essi dare maggiore attenzione a ciò che sta accadendo dall’altra parte dell’Atlantico. Perché?

Bob Scholes, professore di ecologia dei sistemi presso l’Università di Witwatersrand in Sud Africa, ha detto “Che bisogna stare attenti quando si analizzano le immagini satellitari. Si tratta di un satellite molto, molto sensibile nello spazio, in grado di rilevare un incendio piccolo come il fuoco che si potrebbe fare per bruciare rifiuti in un giardino“.

Solo perché il numero di incendi sembra molto maggiore in Africa che in Brasile, ciò non significa necessariamente che il danno ecologico sia maggiore in Africa che in Brasile. Dipende dove sta bruciando ed esattamente da quanta area viene bruciata, cosa che non si capisce dal numero di pixel caldi.

“Il secondo problema è se si guarda la distribuzione dei pixel caldi in Africa in questo periodo dell’anno, sono quasi tutti nelle savane e non nelle foreste pluviali“.

Un altro esperto focalizza l’attenzione sulla questioni delle immagini che arrivano dallo spazio.

“Le immagini satellitari, per quanto possano sembrare impressionanti, raccontano solo una parte della storia”, ha detto in un tweet Mark Parrington, un ricercatore di Copernicus.

Quando si confrontano le cifre degli ultimi 17 anni di attività degli incendi nell’Africa meridionale e tropicale dalla fine di maggio all’inizio di ottobre, si nota che le cifre di quest’anno suggeriscono che ci sono meno incendi rispetto alla media. Questo è un ciclo naturale nella savana e  gran parte della vegetazione che brucia nella stagione secca ricresce in quella piovosa, ha detto.

È un processo relativamente neutro in termini di emissioni di carbonio, ed è qualcosa che accade ogni anno, e infatti, quello che vediamo con la stagione degli incendi è che oscilla tra l’Africa tropicale settentrionale e l’Africa tropicale meridionale ogni sei mesi o giù di lì“.

 

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