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Beatrice Brignone Possibile centrosinistra

“Alleanza di centrosinistra solo basata sui temi, subito impegni contro gender gap”

Un’alleanza di centrosinistra fondata sui temi. A cominciare dall’equità fiscale per proseguire sulle battaglie per il clima. E mettendo in primo piano anche il contrasto al gender gap. Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, a Impakter Italia indica i paletti da fissare per una futura alleanza. Senza risparmiare frecciate su alcuni protagonisti: “Sala con I Verdi europei è stata una scelta glamour”. E su Cingolani: “Per quel Ministero serviva un profilo diverso”.

Transizione ecologica è un’espressione diventa cruciale. Come giudica l’avvio dei lavori di questo governo, che sul tema ha assunto un forte impegno?
È ancora difficile dare un giudizio compiuto. C’è stato l’annuncio di un super Ministero, che super non è. E nemmeno chi ricopre l’incarico, Roberto Cingolani, ha il profilo di chi dovrebbe portare avanti una transizione ecologica ambiziosa. Le intenzioni ci sono, ma la figura del ministro non fa pensare a una mossa particolarmente coraggiosa. D’altra parte i fondi messi a disposizione dall’Unione europea impongono una strategia.

E come bisognerebbe spendere quei soldi?
La preoccupazione è che possano essere utilizzati per opere già in previsione, senza la rivoluzione necessaria sul cambiamento del sistema produttivo. Temo non ci sarà una rivoluzione verde e che si farà il compitino per avere accesso ai finanziamenti. Un ministro più netto sulle sue posizioni, con una storia più radicale, sarebbe stato un segnale diverso.

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Il problema della transizione parte quindi da Cingolani?
Non remo contro nessuno, ancora di più su un tema come questo. Magari è lì che sta studiando e poi ci stupirà. Sarei ben contenta di essere smentita. Ma per ora non vedo in giro un grande entusiasmo per questa nomina.

Parlando di sviluppo sostenibile, spicca il tema del gender gap. Recenti studi confermano un grave ritardo dell’Italia: da dove bisogna cominciare?
Il divario non si colma con poche misure, perché c’è una resistenza culturale molto forte. Ma bisogna cominciare a fare qualcosa. Al posto di celebrare l’8 marzo, sarebbe opportuno mettere in atto azioni concrete dal 9 marzo. La prima cosa da fare è attaccare le disuguaglianze economiche. Ci sono riforme che possono essere applicate già da domani, a costo zero. Avevamo presentato in tal senso delle proposte con Civati già nella scorsa legislatura.

Quale tra queste?
La trasparenza sulle differenze salariali, pubblicando gli stipendi delle aziende divisi per genere, senza diffondere dati sensibili. Questo già avviene in Germania e dà una consapevolezza sociale della differenza di salari a parità di mansione. Poi c’è una proposta altrettanto semplice, attuabile da subito: la Pubblica amministrazione non dovrebbe far partecipare a gare d’appalto le aziende che non rispettano la parità salariale. Lo Stato sarebbe così in prima linea, diventando protagonisti di questa battaglia. Del resto il tema della violenza è legata alla questione economica: se una donna è fuori dal mercato del lavoro, preferisce restare a casa. Con tutto ciò che comporta.

E sulla tampon tax?
La tampon tax è una battaglia politica e di equità. Non è una questione di quanto si risparmia: riguarda il tipo di società che si vuole proporre. Quando ho presentato la proposta pensavo si trattasse una svista. E invece no. Ora, nonostante sia diventata una battaglia pop, ancora si continua a detassare qualsiasi cosa, tranne i prodotti igienici femminili.

C’è un altro tema tornato di attuale: si parla di riforma della cittadinanza, nello specifico di Ius soli. Come si può raggiungere l’obiettivo?
Sullo Ius soli hanno parlato un po’ tutti. Il fatto che non ci sia riuscito il Pd quando era al governo, con il tipo di maggioranza che aveva, mi fa pensare che nemmeno questa volta sarà realizzato. La posizione di Letta è giustissima. Ma la vedo dura, visto che Salvini ha minacciato la crisi di governo mezz’ora dopo la dichiarazione del segretario del Partito democratico. Queste norme si fanno quando c’è una maggioranza, come quella che aveva il Pd. È stata persa una grande occasione per tanti ragazze e ragazzi che stanno aspettando. Parliamo di bambini nati e cresciuti in Italia: è una norma giusta e bisognerebbe farla. 

Nelle ultime settimane si sta muovendo qualcosa nel centrosinistra. Con Letta si può avviare un confronto con il Pd?
Letta è una figura di buonsenso con cui ci si può confrontare molto bene. Ho fiducia che su tantissime cose ci troviamo d’accordo. Ma il perimetro dell’alleanza viene costruita sui temi, sulle parole d’ordine. Ci sono questioni da portare fino in fondo, senza distinguo e il “ma anche” di veltroniana memoria. 

Quindi prima i temi, ma senza pregiudizi.
Mi auguro che torni la sinistra, perché finora vedo tanto centro. Zingaretti se l’era molto presa con Conchita De Gregorio, perché aveva scritto che il Pd era tutto in mano agli ex Dc. Mi sembra che la situazione sia proprio questa. Il centrosinistra ha senso se esistono delle battaglie di centrosinistra. Parliamo per esempio di patrimoniale: va ancora bene, per il centrosinistra, che chi è più ricco paghi di più? La progressività si applica così, non a parole. Sulla Sanità vogliamo investire sulle reti territoriali? E c’è anche il lavoro: lo smantellamento dei diritti è iniziato con il centrosinistra. Sarebbe importante capire se su questi temi c’è una convergenza.

E cosa rappresenta l’adesione di Sala ai Verdi europei?
Vedo tanta tattica, fa tanto glamour. Mi sembra un’operazione di greenwashing. Se mi chiedessero di un ecologista italiano, non mi verrebbe in mente la faccia di Sala. I grattacieli di Milano non sono un esempio green, insomma. Fa sorridere che abbia aderito ai Verdi europei per scavalcare i Verdi italiani, che non godono di particolare fiducia nel Paese. 

Le elezioni sono lontane, ma non troppo. Quale alleanze immagina?
Ho sentito Di Maio parlare del Pd come se fosse sempre il suo miglior alleato. Anche questo è singolare. Ha detto che Letta e Conte troveranno tanti punti in comune. È singolare sentirlo da Di Maio, che ha costruito la sua carriera politica sparando contro il Pd, il governo Letta prima e poi Renzi. E questa alleanza moderata è plausibile: è la grande Balena Bianca a cui si sta lavorando.

E in questo quale ruolo avrà la sinistra?
In questo scenario la sinistra avrebbe spazio per fare la sinistra. È opportuno trovare una risposta. Bisogna capire davvero cosa voglia fare il Pd, se vuole ritornare a una tradizione più spostata a sinistra o limitarsi a rifondare un grande blocco moderato. L’obiettivo, da parte nostra, è di costruire un progetto che porti avanti le battaglie giuste, intercettando tantissime persone stufe di trattative sulle poltrone e molto attente ai temi.

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