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Alle origini del mais ( per proteggerlo )

Il mais è uno degli elementi più importanti di una buona alimentazione. La pianta del mais può essere impiegata in cucina in modi diversi: la pannocchia intera può essere bollita o arrostita; i chicchi, cotti e utilizzati per arricchire zuppe o insalate. Oppure utilizzati per  ricavarne farina, ingrediente base della polenta e di molte altre preparazioni, e l’amido, uno degli addensanti più diffusi, non solo in ambito gastronomico.

L’Italia ha una importante produzione di mais, concentrata soprattutto nel nord del paese: gli ultimi dati disponibili sono del 2020 e raccontano di 6,8 milioni di tonnellate, in aumento rispetto alle 6,2 milioni di tonnellate del 2019. Ma questa pianta come tante altre è sottoposta alla furia degli elementi ed in particolare sta subendo gli effetti dei cambiamenti climatici. Tanto per cambiare.

Questa settimana è stato dato il via ad un progetto di ricerca internazionale che ha l’obbiettivo di garantire alle coltivazioni di mais una maggiore resistenza ai sempre più numerosi e innegabili effetti del cambiamento climatico. Si chiama DROMAMED: coinvolge nove nazioni tra Europa e Nord Africa, fra cui l’Italia, e ha come principale obiettivo la capitalizzazione del germoplasma – il materiale ereditario trasmesso alla prole mediante le cellule germinali in grado di permettere di preservare in modo diretto la biodiversità a livello genetico e di specie –  del mais mediterraneo per migliorare la sostenibilità dei sistemi colturali, valorizzando la tolleranza della coltura agli stress. Un intento pienamente in linea con gli obiettivi comunitari in materia di sostenibilità, che mira al contempo a tutelare la biodiversità e le risorse genetiche, promuovendo la valorizzazione del germoplasma.

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@piqsels.com

Il progetto, della durata di 36 mesi, è nato, sul versante italiano, dalla collaborazione tra il Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna e si è concretizzato anche grazie al fattivo supporto dell’Associazione Italiana Maiscoltori-AMI e della Confederazione Produttori Agricoli-Copagri.

La prima fase del progetto prevede la raccolta di germoplasma di mais mantenuto nei paesi di entrambe le sponde del Mediterraneo dai partner coinvolti. Nella seconda fase, la ricerca si concentrerà sull’identificazione dei tipi di mais adatti a sostenere Innovative Farming System (IFS – le nuove tecniche di agricoltura)  e ad input energetico ridotto, che verranno individuati tramite valutazioni agronomiche e fisiologiche ad alta processività, cioè la capacità di un enzima che catalizza la sintesi di un polimero biologico. La terza e ultima fase del progetto prevede lo studio del controllo genetico dei caratteri di resilienza e lo sviluppo di nuovi metodi di selezione utilizzabili dagli agricoltori dell’area mediterranea.

Rispetto a precedenti progetti, DROMAMED risulta innovativo in quanto caratterizzato dalla raccolta e dall’analisi di germoplasma finora non adeguatamente esplorato, che verrà studiato integrando competenze genetiche, biochimiche, agronomiche e fisiologiche in sinergia con i partner del progetto.

Un ulteriore elemento di innovazione è dato dalla partecipazione attiva di associazioni degli agricoltori e stakeholder (i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda) ai quali spetterà il compito molto rilevante di seguire lo svolgimento delle attività progettuali e intervenire per rafforzare l’impatto sociale dei risultati della ricerca, trasferendone i risultati ai produttori agricoli.

 

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