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Le api sono un esercito pacifico contro le carestie

Pare che Albert Einstein abbia detto che l’estinzione delle api porterebbe all’estinzione dell’umanità in 4 anni. Non è certo che il noto scienziato abbia fatto questa affermazione, ma comunque è un concetto giusto. Perché il ruolo dell’ape nell’ecosistema è fondamentale. “Non bisogna scomodare Einstein per capire l’importanza delle api. Le api selvatiche fanno sì che il 70% delle colture vegetali siano impollinate. Senza di loro questo non è possibile: immaginiamo quindi le carestie che ci sarebbero nel caso di estinzione delle api. Non so se in 4 anni, ma di sicuro ci sarebbero problemi gravissimi”, spiega a Impakter Italia Marco Valentini, apicoltore e autore del libro Perché è ancora possibile salvare le api. Ecco come l’ho spiegato a mia nipote. 

Un esercito pacifico per la nostra vita

Eppure di fronte all’importanza delle api, l’uomo sembra indifferente. “Le sole api selvatiche, un vero e proprio esercito composto da oltre 20.000 specie, garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa”, ha spiegato il Wwf. Tanto per rendere l’idea, gli esperti evidenziano che solo sul territorio europeo ci siano 4mila varietà agricole legate alle api e negli ultimi 50 anni la produzione agricola è cresciuta del 30% attraverso l’azione, silenziosa, dell’impollinazione.

“L’84% delle principali colture per il consumo umano in Europa richiedono l’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei prodotti, come molti tipi di frutta, verdura e frutta secca”, ha spiegato ancora il Wwf. L’impollinazione non è insomma solo una questione di rispetto dell’ecosistema, ma ha ricadute economiche. “L’umanità – osserva ancora Valentini – deve capire che le attività economiche devono essere sostenibili. Credo sia finita la dicotomia tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica: è una demarcazione puramente fittizia. Un’attività economica non sostenibile per l’ambiente va a sfavore dell’umanità intera”.

Cosa uccide le api

Ma cosa mette a repentaglio la sopravvivenza delle api? Uno dei fattori è sicuramente rappresentato dal surriscaldamento globale. C’è, infatti, l’incidenza sul ritmo delle fioriture, che genera problemi sull’impollinazione. I tempi della natura non sono più gli stessi. Ma non solo. I cambiamenti climatici provocano condizioni meteo estreme: periodi di grande siccità, come è avvenuto in Italia tra febbraio e marzo, a cui fanno seguito piogge violente e un freddo eccessivo per le stagioni. 

Insomma, l’intervento sul cambiamento climatico è necessario. Ma per la sopravvivenza delle api si può fare anche qualcosa di diretto. Da subito. “Nelle colture intensive in cui usano abbondantemente pesticidi, che producono conseguenze immaginabili. Ma anche nel caso degli erbicidi distruggono le piante che danno il nettare alle api, creandole delle carenze alimentari”, sottolinea Valentini. Un altro capitolo non meno rilevante è legato alla globalizzazione: l’ape viene considerata una mera merce e spostata da una parte all’altra del mondo ignorando le specificità del territorio e l’eventuale contagio di malattie.

“In tutto questo – evidenzia Valentini – c’è la figura dell’apicoltore che sta creando problemi: non rispetta più la vita dell’ape selvatica, che non può essere allevata come fosse un bovino o un suino. Deve rispettare il ciclo naturale”. Per salvare le api, e dunque la una grandissima parte di produzione agricola, c’è ancora tempo. Non tanto, ma c’è. “Serve però – chiosa Valentini – che ognuno faccia la sua parte, compreso il cittadino che non deve acquistare prodotti dannosi per il ciclo biologico dell’ape”.

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