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Algeria: il Paese in rivolta

In Algeria scoppia la rivolta, mentre il Presidente Bouteflika è sempre più grave. vi raccontiamo i motivi delle proteste

Si aggravano ulteriormente le condizioni del Presidente dell’Algeria Abdelaziz Bouteflika. Per vent’anni è riuscito a tenere a bada gli Algerini, traumatizzati dai 200mila morti del decennio di terrorismo di matrice islamica cui ha posto fine con un’amnistia generale, nel 1999. Ma ora la paura è scomparsa, e malgrado le manifestazioni siano proibite, sono centinaia di migliaia a scendere in piazza dal 22 febbraio per dire basta con il vecchio e malato rais, dal 2013 su una sedia a rotelle per un ictus che ha colpito anche l’eloquio. Un presidente che da oltre un anno non compare in pubblico, che si intravede ogni tanto in tv, lo sguardo fisso e inespressivo, e che in occasione della presentazione della sua candidatura per un quinto mandato ha promesso in una lettera al popolo (scritta chissà da chi) di restare in carica solo per un anno. Per essere lui a traghettare il paese verso una nuova costituzione.

Promesse che  non convincono, perché ricalcano impegni passati e mai ottemperati, e che servono a prendere tempo affinché il clan che nell’ombra orchestra questa farsa – mentre lui è da giorni in ospedale a Ginevra forse in fin di vita – possa trovare un sostituto tra i suoi fedelissimi. Certamente, sarà uno dei vecchi generali che si vantano di aver garantito agli Algerini la sicurezza in tutti questi anni e che ancora tentano di usare l’arma della paura per far cessare le manifestazioni. O anche il fratello Said, eminenza grigia che però ha un cancro al pancreas.

Ma gli Algerini sono stufi del sistema, non solo di Bouteflika. Più della metà della popolazione ha meno di 30 anni, la disoccupazione è alle stelle (25%), il paese è ricco di petrolio e di gas ma i proventi arrivano nelle tasche di pochi e non vengono reinvestiti per differenziare l’economia. Inoltre, la corruzione dilaga. Il paese intero e’ in rivolta, non solo la gente comune e i più poveri del sud dimenticato. Studenti e insegnanti di varie località minacciano di scioperare fino al ritiro della candidatura, i giornalisti denunciano l’ordine dall’alto di ignorare le manifestazioni, l’ordine dei medici chiede chi abbia potuto rilasciare al presidente il certificato di buona salute necessario per ogni candidato, gli avvocati protestano  perché la candidatura è stata depositata al consiglio costituzionale dal direttore della campagna di Bouteflika mentre la legge prevede che sia il candidato in persona a farlo.

Trasparenza contro un’opacità che dura da troppo, democrazia reale, elezioni non truccate, lavoro, libertà di stampa, chiede l’Algeria che è scesa in piazza all’improvviso, rispondendo in massa a un appello anonimo sui social e che per domani prevede una mega manifestazione pacifica. “Il timore di rappresaglie non ci fermerà”, scrivono in molti su internet. La parola d’ordine: “ignorare ogni provocazione”.

Antonella Tarquini

 

 

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