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Alberghi diffusi

Alberghi diffusi: turismo sostenibile made in Italy

Ben prima della pandemia, siamo stati tra i primi ed i più assidui nel raccontare i borghi d’Italia. Da quelli abbandonati che meriterebbero un recupero per motivi storici, turistici ed occupazionali a quelli dove pur ridotta, la presenza della popolazione consente la conservazione di luoghi di bellezza straordinaria.

La letteratura in materia, su Impakter Italia, è davvero ampia e basta scrivere “borghi” nell’apposita sezione di ricerca identificata dalla lente di ingrandimento per fare il giro d’Italia insieme a noi. Abbiamo accolto con grande favore evidentemente l’idea dell’architetto Stefano Boeri di dare corpo al recupero dei borghi abbandonati.

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A maggior ragione adesso accogliamo con soddisfazione la notizia che arriva dal presidente dell’ADI (Alberghi Diffusi d’Italia), Giancarlo Dall’Ara che all’Ansa ha detto che entro il mese di giugno il 70% di queste strutture saranno aperte: “Gli alberghi diffusi sono l’unica ospitalità realmente Made in Italy. Centrali in questo momento in cui il turismo slow assume una valenza prioritaria”.

Alberghi diffusi: cosa sono?

L’albergo diffuso si sviluppa all’interno di un paese o di un borgo in diverse strutture e locali che in genere non sono lontane più di 200 metri da quella che ospita la reception. Possono essere case o camere ed il più delle volte offrono gli stessi servizi di un albergo (la colazione in camera per esempio). Altre volte essendo case ristrutturate all’interno di centri storici di particolare bellezza, sono fruibili come un appartamento. L’idea è quella di un paese albergo. Il primo ad averla fu proprio Giancarlo Dall’Ara alla fine degli anni ’70.

Si va dalla Locanda degli Elfi a Preit, tra le cime piemontesi, all’albergo diffuso nel centro storico di Scicli, celebre set del Commissario Montalbano, passando per le Grotte della Civita, dove provare l’esperienza di dormire tra i Sassi di Matera, o l’ultimo “nato” nel borgo romagnolo di San Leo, dove dormirono anche Dante Alighieri e San Francesco. Una soluzione nata normativamente nel 1989 in Sardegna, regione oggi che vanta il record di alberghi diffusi (ma molti sono anche nel Lazio e Toscana), e che “in tutta Italia è arrivata a circa 200 realtà”.

“Dopo due mesi di lockdown – ha detto Dall’Ara nel mese di maggio a riaprire è stato il 40% delle strutture. Il 30% punta a farlo entro giugno. Ma c’è una fetta di un altro 30% fortemente incerto se rimandare tutto al prossimo anno”.

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