Back

Chi sono i gruppi terroristici più pericolosi? Ecco i nomi

Migliaia di vittime nel mondo. Dall’Asia all’Africa, una striscia di sangue continua, come è accaduto nella strage di Pasqua in Sri Lanka. Il terrorismo semina ancora morte e panico. In tutti gli angoli del pianeta. La sconfitta militare del Daesh, meglio noto come Isis, in Siria e in Iraq, dunque, non ha risolto il problema.Non solo, lo aggrava. Come avevamo scritto qualche tempo fa la sconfitta militare non solo non risolve il problema ma lo rende di più difficile soluzione. Proprio nelle ultime ore, infatti, l’autoproclamato Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell’Isis, è tornato in un video, manifestando soddisfazione nel suo discorso per gli attacchi in Sri Lanka.

Il leader dell’Isis nel Mali e in Burkina Faso

Il numero uno dell’Isis ha rilanciato il suo messaggio di guerra per colpire la Francia e gli alleati in Mali e Burkina Faso, elogiando l’operato di Adnan Abu Walid al-Sahrawi, capo dell’Isis nella zona e già combattente del Fronte Polisario, gruppo rivoluzionario del Sahrawi. Quello di al-Baghdadi è intervento mediatico strategico che sposta l’asse dello scontro dal Medioriente all’Africa occidentale, dove i predicatori jihadisti trovano terreno fertile nel mix di povertà e governi deboli. Come del resto è già accaduto con Boko Haram, che ha ampliato la sfera d’azione: dal Nord-Est della Nigeria sono arrivati a colpire anche in Camerun e Ciad.

La galassia jihadista continua dunque a rappresentare una minaccia, anche a causa della difficoltà a individuare le centrali di potere. Le sigle sono in parte le stesse degli anni scorsi. Isis e Al Qaeda si sono contese la leadership del jihadismo internazionale: il risultato è un elevato numero di organizzazioni, ancora capaci di colpire, proprio sotto il “cappello mediatico” delle due storiche, per quanto indebolite, organizzazioni.

Ma quali sono i principali gruppi terroristici? 

L’Isis resta una delle principali minacce per un motivo mediatico. I foreign fighters, quei combattenti del Califfo tornati nei Paesi di origine, possono entrare in azione per vendicare la sconfitta sul campo. Alcune aree di Siria e Iraq sono ancora delle piccole zone controllate, ma è la “forza del marchio” ad accrescere le preoccupazioni delle intelligence di tutto il mondo. Molte cellule si ritengono associate al Daesh, anche se è un legame più ideologico che di contatti concreti con i vertici. A capo dell’organizzazione c’è sempre al-Baghdadi, come ribadito dall’ultimo filmato rilanciato il 29 aprile: più volte dato per morto, ha smentito queste voci facendosi ritrarre in video. La precedente apparizione risaliva a quasi 5 anni fa, quando ci fu l’autoproclamazione nel ruolo di Califfo a Mosul.

Gli alleati di Al Qaeda

L’altro “brand” del terrore resta Al Qaeda. L’organizzazione fondata da Osama Bin Laden, responsabile degli attacchi dell’11 settembre, è dal 2011 sotto la leadership, sempre più fragile, del medico egiziano Ayman al-Zawahiri, costretto a fuggire tra Afghanistan e Pakistan dalla caccia degli statunitensi. Al Qaeda è una struttura fluida che conta sull’affiliazione di uno dei gruppi più temibili, attivo in Somalia e in Kenya: gli Shabaab. L’ex leader Ahmed Abdi Godane, ideatore dell’attentato a Nairobi, capitale del Kenya, al centro commerciale Westgate, in cui morirono 67 persone (oltre ai 4 assalitori). Godane è stato ucciso nel 2104, sostituito da Ahmed Omar, e la capacità di azione degli Shabaab resta temibile. A marzo del 2019 hanno ucciso 29 persone in un attentato a Mogadiscio.

Ci sono poi altre derivazioni di Al Qaeda. Aqim, Al Qaeda nel Maghreb islamico, è una delle organizzazioni terroristiche più attive, anche perché ha legato con vari jihadisti locali. Proprio nel Mali e nel Burkina Faso ha favorito la nascita di Jamaat Nusrat al-Islam wal Muslimeen (JNIM), traducibile in Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani, capeggiato da Iyad Ag Ghali, in grado di mettere insieme le sigle jihadiste di Al-Murabitun e Ansar al-Dine: nomi sconosciuti che però hanno unito le forze di terroristi capaci di controllare fasce di territorio. E questi miliziani, insieme a quelli di Adnan Abu Walid al-Sahrawi, preoccupano i militari francesi impegnati nella missione per la stabilizzazione del Mali. 

Dallo Yemen alla Siria

Aqap, Al Qaeda della Penisola arabica, è stata fortemente indebolita dal conflitto in Yemen e dell’uccisione, nel 2015, del leader storico Nasir al-Wuhayshi, che per le intelligence era il vero erede di Bin Laden. Infine, c’è Aqis, Al Qaeda nel subcontinente indiano, altra emanazione delle rete qaediste. Diversa la situazione in Siria, in cui al Qaeda ha pagato lo scotto della forza dell’Isis, almeno fino alla sconfitta. Le intelligence segnalano la presenza di Tahrir Al Sham, che ha sostituito il fronte al-Nusra, sempre più in difficoltà in seguito alle sconfitte riportare sul campo: il leader resta sempre Abi Muḥammad al-Jawlani, considerato comunque  tra i terroristi più pericolosi del pianeta.

La paura per i Talebani

Infine c’è l’Afghanistan, che rappresenta sempre un incubatore di gruppi terroristici. Tra questi c’è Lashkar-e-Jhangvi, attivo tra Pakistan e Afghanistan, che prende di mira gli sciiti. Ma su tutti spiccano i Taleban che hanno governato il Paese fino alla guerra lanciata dagli Stati Uniti. L’organizzazione sta consolidando la propria forza, grazie anche alla fragilità del processo democratico in Afghanistan e ai patti stipulati con molte tribù locali, restie all’idea di finire sotto la guida del governo nazionale. Così, a macchia di leopardo, gli uomini che avevano giurato fedeltà al Mullah Omar (morto nel 2013 per tubercolosi) riescono ad avere delle loro roccaforti da cui lanciare attacchi contro l’esercito afghano.

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. Privacy policy

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito.I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito.Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup