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Agricoltura, i satelliti ci diranno come e cosa coltivare

Là dove per agricoltura di domani si intende non fa un anno o due o cinque. No proprio domani in senso letterale, anzi oggi perchè alcune tecnologie sono già operative. Perchè la parola chiave è tecnologia. Nello specifico quella dei satelliti che in Europa e dunque anche in Italia offrono una straordinaria possibilità di far rendere al meglio i campi, il suolo e gli allevamenti.

Si parte da un dato di fatto: è praticamente impossibile contenere gli impatti del cambiamento climatico entro i limiti ragionevolmente tollerabili dalla società senza ridurre le emissioni derivanti dall’uso del suolo e dal cambiamento di uso del suolo. Di più: l’uso del suolo per l’agricoltura è la seconda forma più elevata di origine umana quanto ad emissioni di Co2 nell’atmosfera.

Dunque è imperativo proseguire lungo una strada intrapresa da qualche tempo, per attenuare il più possibile tali effetti negative di questa attività dell’uomo allo stesso tempo così necessaria alla nostra sopravvivenza. Anche uno dei più recenti Rapporti speciali del panel di esperti dell’Onu (Ipcc) mette in evidenza come lo sfruttamento del suolo e delle foreste aumenti e peggiori gli effetti dei cambiamenti climatici.

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Gps e Lidar aereo

Vuol dire : rilevamento e portata di immagini laser, telerilevamento che consentono di tracciare le coperture arboree delle foreste e misurare la biomassa. Un progetto sostenuto dall’Unione europea e da 25 investitori, Geofootprint, punta a sfruttare i satelliti per capire gli impatti ambientali dell’agricoltura.

Questo strumento – sviluppato e realizzato da Quantis, star-up del Politecnico di Losanna, leader nella consulenza sulle tematiche di sostenibilità ambientale, con Eit Climate Kic, l’Istituto europeo per la tecnologia e l’innovazione – mette insieme i dati delle immagini satellitari con le metriche ambientali ed ha come obiettivo quello di aiutare le aziende del settore agricolo a ridurre l’impatto ambientale della propria attività per adottare scelte sostenibili,  usando i dai dati e le simulazioni che permettono agli utenti di valutare i rischi derivanti dai cambiamenti climatici su disponibilità e qualità dell’acqua dolce, salute del suolo e biodiversità.

Grazie all’elaborazione delle immagini satellitari insieme metriche ambientali della  metodologia analitica e sistematica che valuta l’impronta ambientale di un prodotto o di un servizio, lungo il suo intero ciclo di vita – detta  life cycle assessment –  Geofootprint visualizza l’impronta ambientale di quindici colture, tra cui orzo, mais, patate, colza, riso, segale, soia, frumento e cotone.

Questo metodo di analisi del suolo permette anche una rilevazione ed una valutazione delle sostanze nocive – pesticidi e fertilizzanti per esempio – che compromettono la salute del suolo e di chi vive del suo utilizzo. Fino a qualche tempo fa ci si era in gran parte concentrati sulla riduzione della contaminazione da pesticidi dell’acqua e dell’aria. Ma la contaminazione da pesticidi del suolo può provocare danni ambientali enormi. I pesticidi sono spesso applicati direttamente al suolo sotto forma di sostanze in sospensione e granuli e sempre più spesso sotto forma di rivestimenti per semi, il che rende importante capire come i pesticidi impattano sugli ecosistemi del suolo. I suoli contengono un’abbondanza di organismi biologicamente diversi che svolgono molte funzioni importanti come il ciclo dei nutrienti, il mantenimento della struttura del suolo, la trasformazione del carbonio e la regolazione di parassiti e malattie

 

 

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