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Africo Antico, l’Aspromonte perduto

Africo Antico. Un suggestivo borgo abbandonato nel cuore dell’Aspromonte. Un florido passato rurale spezzato improvvisamente dalla furia delle piogge.

Gioiello dimenticato dell’Aspromonte

Provincia di Reggio Calabria. Sperduto nel cuore dell’Aspromonte, a circa quindici chilometri dalla costa ionica, si trova il borgo abbandonato di Africo Vecchio. Si tratta di uno dei siti più isolati della regione. Il centro più vicino è Bova Superiore, che dista circa quindici chilometri, dei quali gli ultimi cinque sono di fatto poco più che un sentiero adatto per lo più per la circolazione degli animali da soma. La denominazione suggerisce il passato del borgo, che come molti altri di cui abbiamo parlato, ha subito l’abbandono della popolazione, costretta a cercare in massa un altro posto dove stabilirsi.

La triste storia di Africo Antico

Anche la storia di Africo Antico parla dunque di un passato rurale, improvvisamente interrotto. Un passato relativamente florido, soprattutto considerando la posizione particolarmente isolata. Nel borgo infatti erano presenti non solo abitazioni ma anche edifici pubblici, come la scuola, oggi ridotta a un rudere. Il nome stesso, Africo, che deriva da greco apricos, ossia luogo esposto luminoso o esposto al sole, indica una realtà rurale rigogliosa. Ma nel 1951 l’idillio di Africo Antico finisce bruscamente.

Tra il 14 e il 18 di ottobre di quell’anno una pioggia torrenziale si abbatte senza sosta sul borgo, provocando un’inondazione che travolge e uccide uomini e animali. L’abitato viene in gran parte distrutto. Africo Antico è colpito a morte. Il borgo viene evacuato. La maggior parte della popolazione, inizialmente accolta soprattutto nel comune di Bova Superiore, si sposterà verso la costa, dove sorgerà il nuovo centro urbano di Africo Nuovo.

Africo Antico oggi, sepolto dai rovi e dal silenzio

Oggi Africo Antico è un borgo fantasma invaso dalla vegetazione. Paradiso di pochi eroici escursionisti e appassionati delle bellezza nascoste e abbandonata. Vicoli, strade e abitazioni sono costituiscono un dedalo di ruderi cadenti quasi inaccessibili, immerso in un silenzio spettrale.

Negli anni sono stati proposte diversi progetti di recupero, tutti finiti nel niente. Non mai stata realizzata una vera e propria valutazione di cosa possa essere recuperato. L’isolamento geografico del borgo è obiettivamente un reale ostacolo ad una eventuale opera di recupero, ma anche un perfetto alibi per l’inerzia e la noncuranza delle istituzioni.

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