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Adolescenti ai tempi del Covid: diario di una quindicenne

Adolescenti ai tempi del Covid. Giorgia, anno di nascita 2005, non fa più sport da quando hanno chiuso le piscine a fine ottobre, a poco più di un mese dall’inizio del corso.  Non esce con gli amici, o in pochissime occasioni, perché, per quanto se ne dica, i ragazzi alla sua età sono piuttosto responsabili (o responsabilizzati?), comunque impauriti all’idea di poter portare il virus in casa. Nell’eventualità volesse andare al cinema o visitare una mostra, anche da sola, non potrebbe farlo. La cosa più strana però, è che non va a scuola da quando è cominciata l’epidemia di Covid-19: si può dire che non abbia mai cominciato il biennio, se non fosse per quei pochi mesi in presenza pre-pandemia o per le sporadiche e disorganizzate comparse ad inizio anno scolastico ‘20-’21.

immagine studentessa

Questi dunque gli adolescenti di oggi, ragazzi nella fascia 14-18, i più colpiti dall’arrivo della pandemia; ragazzi che desiderano rientrare a scuola, ragazzi, specie i più piccoli, che si affacciavano al mondo, bozzoli di giovani adulti con sete di amicizia, di conoscenze, di socialità che si trovano a casa a schiudersi nei social, in un surrogato di realtà che diventa sempre più reale. Loro che, come tutti, cercano di rispettare infiniti dettami prima sconosciuti sul distanziamento sociale, loro che hanno perso un anno di scuola.

Impakter ha intervistato alcune studentesse del V°ginnasio del liceo Mamiani di Roma per capire cosa significa essere adolescenti durante una pandemia e non potere andare a scuola.

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Tra pochissimi giorni si rientra a scuola, come ti senti e come ti aspetti che vada?

“Rientrare a scuola ci spaventa un po’, ormai è praticamente un anno che non ci andiamo, per cui la preoccupazione maggiore è approcciarsi ai professori, ai compiti in classe e alle interrogazioni in presenza” confessa la ragazza dopo averci spiegato che in ddi (didattica integrata a distanza) verifiche e interrogazioni sono falsate e che i professori al rientro avranno la necessità di recuperare voti “veri”. “A livello organizzativo ho il timore che, come è stato per il rientro di settembre, ci sarà grande confusione e continue variazioni: presenza al 50% per poi andare a ridurre l’orario se il quadro sanitario tornasse a peggiorare, poi magari di nuovo a casa.”

Cosa avete chiesto alle istituzioni nella lettera scritta dai rappresentanti di istituto?

“Quanto scritto dai compagni del consiglio di istituto con quelli di altre scuole a supporto dello sciopero bianco del 7 gennaio, data in cui si sarebbe dovuti rientrare a scuola, fa emergere chiaramente come le istituzioni non si siano interessate alla riapertura della scuola da sempre. Se il problema era quello di potenziare i mezzi di trasporto si sarebbe dovuto provvedere subito. In Europa le scuole sono rimaste aperte, scelta indiscutibile. La lettera dipinge un quadro chiaro dei meccanismi politici e burocratici che sono avvenuti rispetto al discorso della riapertura. Noi delle superiori non siamo stati mai tutelati, ora chiediamo di rientrare in totale sicurezza”.

Cosa provi al pensiero di rivedere i compagni?

“Il rientro in classe in questo senso ci permetterà finalmente di poter incontrare di nuovo gli amici e anche se dovremo rispettare il distanziamento e la ricreazione si passerà al banco con la mascherina sempre sù, è comunque bello ricominciare a vedersi, parlarsi di persona, guardarsi negli occhi; molti di noi infatti non si sono visti in questi mesi per la paura del contagio”. “Ci sono persone che hanno un grande bisogno di socialità e che stanno soffrendo molto in questo momento; ci manca fare nuove amicizie, cosa che a scuola riuscivamo a fare, partecipare a feste o semplicemente trascorrere tempo assieme: per alcuni è veramente difficile superare queste mancanze. In più molti di noi non possono fare sport per via delle chiusure dei centri sportivi. Ci stiamo un po’ abituando a questa vita, a rimanere in tuta tutto il giorno, a passare minimo sei ore davanti al computer tutti i giorni e non sentire un forte desiderio di uscire durante la giornata; poter tornare a scuola mi dà sollievo”.

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