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antonio lubrano

Addio mare?

Addio mare? Nel 1977 il mai troppo rimpianto Lucio Dalla cantava: “Così stanno bruciando il mare/così stanno uccidendo il mare..”. Una intuizione che rischia– più di 40 anni dopo –  di diventare realtà, se si dovesse concretizzare l’intenzione giapponese di rilasciare nell’Oceano Pacifico un milione di tonnellate di acqua contaminata della Centrale nucleare di Fukushima. Centrale dove ogni giorno, sia detto per inciso, si producono ben 140 tonnellate di questo liquido impuro. Naturalmente le autorità nipponiche, a partire dal primo ministro Suga, si sono affrettate  a tranquillizzare il mondo intero, dicendo che prima dello sversamento l’acqua di Fukushima sarà sottoposta a un trattamento per eliminare i contaminanti. Ad eccezione però del trizio, che è un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

Il trizio, capite? Quindi nel mare finirà comunque un elemento che lo sporcherà. Un verbo – sporcare – a noi tutti familiare, che sembra alleggerire il terrore che suscita solitamente l’altro verbo: “contaminare”. Insomma, l’acqua di Fukushima sarà epurata prima di buttarla in mare, tranne che di un elemento, quel trizio che comunque gode di pessima fama.

Sunrise, Barca, Barca A Remi, Nessuno, Calma

Naturalmente la decisione giapponese ha scatenato, com’è logico, la reazione delle associazioni ambientaliste di mezzo mondo, a cominciare da Greenpeace. E poi dei paesi vicini, la Corea del Sud, la Cina per citarne solo due. Ma l’opposizione più forte e’ stata quella dei pescatori giapponesi che definiscono “totalmente inaccettabile” la decisione del primo ministro Suga.

Di che cosa hanno paura i pescatori? Della conseguenza più logica di questo enorme sversamento, e cioè che il pesce pescato in quella zona di mare non sia più mangiabile. D’altro canto l’idea stessa di riversare in mare un’acqua col famigerato trizio fa paura, crea allarme tra quelli che lavorano sul mare e col mare.

E qui mi soccorre un ricordo personale: tanti e tanti anni fa, ancora prima della canzone di Dalla, la mia isola, Procida, fu colpita dalla notizia dello sversamento in mare delle acque che servivano a pulire le cisterne delle navi petroliere. Operazione che avveniva, si vociferò, proprio nelle acque del canale di Procida, pescatori incolpevoli ovviamente. Ebbene questa leggenda, che pure aveva un fondo di verità, giacché l’operazione si svolgeva sì ma altrove, cioè negli oceani e non nel golfo di Napoli, bloccò per giorni e giorni le vendite del pescato, le alici e le sarde in particolare, unica fonte di reddito dei miei pescatori. I quali – e il ricordo ancora mi è caro – quando tornavano nel tardo pomeriggio dal mare con le reti piene, offrivano a noi ragazzi che li aspettavamo sulla banchina, le alici crude già spinate. “Ma come, cruda?” – chiedeva l’ultimo venuto di fronte a quel dono. “Prova”, rispondeva dalla barca uno degli uomini di mare,”vedrai che è più buona!”

Addio mare? Adesso dobbiamo aggiungere alle preoccupazioni, ai turbamenti che già abbiamo per i vari inquinamenti ambientali, anche questa dell’acqua di Fukushima nell’Oceano Pacifico: il trizio, quell’isotopo radioattivo dell’idrogeno, finirà dopo lo sversamento giapponese anche nei mari di casa nostra? Be’, può succedere, giacchè gli oceani non hanno frontiere. “Così stanno bruciando il mare..”.

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