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Accordo di Parigi sul clima: il G20 in grave ritardo

Accordo di Parigi. I paesi del G20 sono negligenti. Dunque, non c’è solo un problema Trump. Le emissioni di CO2 aumentano anche laddove non c’è il biondo tycoon della Casa Bianca a remare contro.

L’allarme del rapporto G20 Brown to Green Report 2019

Secondo il rapporto, nel 2018, tutti i paesi del G20 hanno visto aumentare le proprie emissioni di CO2 nel comparto energetico, nel sistema dei trasporti, negli edifici e nel settore agricolo. Complessivamente si tratta di un incremento di circa 1,2%. Un dato allarmante, nonostante quasi tutte le 20 maggiori economie del mondo dispongano ormai a sufficienza della tecnologia e di un sistema di investimenti adeguati per contenere il fenomeno delle emissioni di gas serra.

Questa situazione allontana il raggiungimento degli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi del 2015, sottoscritto da 195 paesi membri dell’ONU, e che prevede il contenimento delle emissioni di CO2 allo scopo di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e di limitare tale incremento a 1.5 °C.

Il G20 inquina da solo 4 volte il resto del mondo

Dal rapporto emergono pochi segnali positivi, limitati ad alcuni settori e a pochi dei 20 paesi presi in esame. Per il resto fa temere il peggio. Qualora gli attuali livelli di emissione dovessero persistere, si legge nel rapporto, ben 420 gigatonnellate di CO2 saranno emesse in atmosfera in poco più di nove anni. La cifra è agghiacciante ma non dovrebbe stupire più tanto, considerato che solo i paesi del G20 sono responsabili di circa l’80% delle emissioni globali.

Accordo di Parigi: una strada in salita

Al fine di limitare l’innalzamento della temperatura globale entro 1,5 ° C, il rapporto afferma che i paesi del G20 devono ridurre le attuali emissioni di gas serra di almeno il 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010 e raggiungere il livello zero emissioni entro il 2070. Tra le misure urgenti suggerite vi sono in primis un potenziamento delle politiche industriali ad hoc.

L’industria, infatti, con il suo 24%, è responsabile della quota maggiore delle emissioni globali. Inoltre viene suggerito un incremento dell’utilizzo dei carburanti a basse emissioni di anidride carbonica. Questi ad oggi rappresentano meno del 6% del totale. Nel rapporto si raccomanda di aumentare di ben dieci volte il loro utilizzo entro il 2050.

Edilizia e elettricità i maggiori “responsabili”

Le emissioni di CO2 sono aumentate in tutti i settori. In particolare vediamo come nel settore dell’edilizia, che tra il 2005 e il 2016 era rimasto pressoché stabile, nel 2018 si è registrato un aumento del 4,1%. Su questo dato fanno eccezione Cina, India, Indonesia e Russia. Particolarmente pesante l’incremento dovuto all’utilizzo dell’elettricità negli edifici: 18%.

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