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ABOCA: come, quando, perché

Impakter Italia ha sentito Valentino Mercati (foto), Presidente e fondatore di ABOCA, azienda italiana diventata leader mondiale nel campo delle soluzioni terapeutiche a base di complessi molecolari naturali. Dalla coltivazione alla commercializzazione, dalla ricerca al controllo delle farmacie. ABOCA è un’azienda verticalizzata presente in 14 paesi, dal Brasile a Taiwan, la cui forza sta nella cosiddetta “filiera integrata”. Ecco tutti i dettagli.

 

Innovatori per tradizione

L’intuizione da cui è nata ABOCA

“L’idea è nata ragionando di chimica. Quasi mezzo secolo fa ho iniziato a realizzare che le sostanze che usavamo in agricoltura non erano, come diciamo oggi, biodegradabili. Mi resi conto che usarle significava inquinare. Capii che stavo avvelenando l’ambiente e gli altri. Stavo facendo un danno all’umanità. Allora inizia a pensare diversamente”.

Da questa presa di coscienza il fondatore di ABOCA inizia a guardare alle proprietà curative delle piante come a un mondo dalle potenzialità infinite ma incredibilmente inespresse. “Non c’era tecnologia in quel settore” lamenta Mercati. E poi aggiunge “iniziai a pensare allo schema della singola molecola che interviene sulla patologia come a qualcosa di riduzionistico che andava aggiornato. A questo approccio chimico noi rispondiamo con un approccio biologico, utilizzando complessi molecolari 100% naturali, scientificamente evoluti e ottenuti tramite processi produttivi tecnologicamente avanzati, al posto della singola molecola sintetica”. Ma, ci tiene a sottolineare il Presidente di ABOCA, “noi non facciamo medicina alternativa, noi intendiamo sviluppare soluzioni che affianchino quelle fornite della medicina attuale, soprattutto laddove queste non funzionano. Penso in modo particolare alla malattie degenerative”.

Esterno dell’azienda

La ricerca scientifica alla base di tutto

Per concretizzare le proprie idee innovative il fondatore di ABOCA ha da sempre messo al centro la ricerca, destinandovi più del 7% del fatturato annuo. Botanica, farmaceutica, fitochimica, sviluppo farmaceutico, biologia dei sistemi, clinica e vigilanza, big data management, sono i campi in cui ABOCA impegna più di 100 ricercatori. Da questo immenso sforzo è stato generato “un prezioso know-how che, fra depositi e concessioni, ricade in 32 famiglie brevettuali nazionali e internazionali che sono state e continuano a essere considerate apripista nell’impiego dei complessi molecolari naturali nel settore farmaceutico”.

Fatturato, lavorazione, risorse umane, investimenti: tutti i numeri di ABOCA

“Il sistema  funziona”, ci dice il Presidente Valentino Mercati. In effetti, una breve panoramica può rendere perfettamente l’idea della realtà di cui stiamo parlando. 215 milioni di euro di fatturato nel 2018, con una crescita dell’11,7% in un anno. 62 milioni (il 29% del fatturato totale) riguardano l’estero. In questo caso la crescita rispetto al 2017 si attesta a più del 30%. Questi risultati provengono dalla coltivazione biologica di 67 diverse specie di piante officinali distribuite su 1750 ettari di terreno dislocato fra Toscana e Umbria.

Per rendere possibile tutto questo sono impiegati 1500 dipendenti. Meno di dieci anni fa erano 300. Per il prossimo triennio sono programmati 100 milioni di investimenti. Inoltre, nel 2016 ABOCA ha acquisito le farmacie fiorentine AFAM. Queste nel 2018 hanno registrato un fatturato di oltre 33 milioni di euro, con una crescita del +4,8%. Il controllo delle farmacie è essenziale per ABOCA. “Noi privilegiamo il rapporto con il farmacista, mentre tradizionalmente il produttore privilegia il rapporto con il medico”, afferma Mercati.

Stabilimenti

Coltivazione biologica: un mercato in espansione, con qualche limite

I numeri che abbiamo visto indicano un successo imprenditoriale in un mercato vitale e promettente. Tuttavia, il Presidente Mercati parla di una sorta di “impossibilità di esplodere” come mercato legata a motivi strutturali. La “ricetta” dei prodotti ABOCA prevede infatti una coltivazione biologica, praticata secondo rigorosi standard garantiti dal sistema di certificazione Biodiversity Alliance di cui ABOCA fa parte. Questo implica che la produzione sia “strettamente legata alla programmazione agricola secondo cicli naturali”. Per capirci, niente iperproduzione da attività di sintesi artificiale. Questo limita quantitativamente la presenza sul mercato. Ma se questo è un limite che in qualche modo rappresenta una sorta di garanzia di qualità, quello che il Presidente Mercati vede come un muro di gomma è la chiusura mentale e la paura della politica e soprattutto dei media nel parlare di queste tematiche. Gli abbiamo chiesto se secondo lui c’è forse timore di quanti e quali interessi possano essere disturbati. “Forse”, ci ha risposto sorridendo. Aggiungendo che “le mie speranze sono riposte nei cosiddetti Millenials e nei loro futuri figli e nipoti. Vedo un certo entusiasmo e interesse verso questi temi. Speriamo”.

Mauro Pasquini

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