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Allarmi, allarmi, arrivan i crocieristi

Avete presente quei resort a più piani che passano sotto il nome di navi da crociera? Sì quelli che transitavano in Canal Grande a Venezia, rasenti ai palazzi, scuotendone le fondamenta? Adesso queste navi arrivano tutte a Trieste.

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Attraccano al molo della Stazione Marittima, a volte anche due insieme, una a un lato del molo, l’altra al lato opposto. Per chi guarda dalle rive è uno spettacolo impressionante. L’amministrazione comunale è molto soddisfatta ma i triestini un po’ meno. I non più giovani ricordano quando dalla Stazione Marittima di Trieste partivano i transatlantici che portavano in Australia i nostri migranti, prima gli esuli istriani, fiumani e dalmati e poi le famiglie e i giovani speranzosi che preferirono emigrare per sottrarsi alla miseria del dopoguerra. Quelle belle navi che portavano gente piena di speranza, lasciando sul molo gente in lacrime che agitava i fazzoletti, si chiamavano Conte Biancamano, Conte Verde, Saturnia e Vulcania.

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Oggi le navi che arrivano sono alberghi galleggianti e i passeggeri sono gente in vacanza, gente che si diverte. E allora quale è il problema? Perchè i triestini mugugnano? Il fatto è che lo spazio libero delle Rive di Trieste è un regolare parcheggio a pagamento. Ma quando arriva una nave da crociera lo spazio viene recintato per sicurezza e possono entrarvi solo i pullman che caricano e scaricano i crocieristi delle visite guidate in città e dintorni. Il non poter usufruire del parcheggio provoca notevole disagio alla circolazione lungo le Rive che sono la principale via di scorrimento in centro città.

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C’è chi dice che i soldi che incassa il Comune di Trieste per il diritto di attracco non valgono la candela, i crocieristi mangiano e dormono sulla nave e quindi in città consumano sì e no un caffè o un aperitivo. Gli ambientalisti chiedono, senza avere risposta, quanto inquini una nave da crociera e dove finiscano “le scovaze” (rifiuti). Ed ecco che negli albergatori cittadini balena un’idea: ma se nei comuni turistici è giustamente introdotta l’imposta di soggiorno perché mai non si dovrebbe far pagare tale imposta anche ai crocieristi che stanno in un albergo galleggiante che diventa un albergo cittadino quando sta attraccato al molo della Stazione Marittima?

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Se ai crocieristi, dicono, si applicasse l’aliquota minima di 2 euro, considerando che ne arrivano almeno 100 mila all’anno, si accumulerebbe un tesoretto di 200 mila euro da utilizzare per la manutenzione cittadina.

Il Comune sarebbe d’accordo ma c’è un ma: la Stazione Marittima non è struttura prevista dall’articolo 29 della legge regionale che indica quali sono le strutture in cui può essere applicata l’imposta. Per far pagare la tassa di soggiorno anche ai crocieristi, dunque, servirebbe un emendamento alla legge regionale, il che per ora rende l’idea inattuabile. Intanto i triestini non trovano più parcheggi e soprattutto si preoccupano del problema ambientale: dove va a finìr le scovaze?

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