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A spasso nella Val di Susa

Val di Susa e turismo sostenibile. Accanto al tradizionale turismo di massa che imperversa nelle più note località, sta esplodendo il fenomeno degli itinerari “a piedi” nei borghi antichi e abbandonati di montagna. Si tratta di un turismo che si pratica per lo più camminando, armati di cartine, zaini e borracce. I visitatori camminano tra villaggi spopolati, godendosi in pace la bellezza della natura e contemplando le lezioni di storia che emergono dai ruderi che secoli fa ospitavano piccole comunità brulicanti di vita. (Foto in alto di Fabio Petroni)

Val di Susa: un’oasi per il turista “in cammino”

Un’area particolarmente ricca di opportunità per chi ama immergersi nella storia e nella natura è la Val di Susa. Gli amanti del turismo “a piedi” possono trovarvi un’ampia varietà di itinerari. Escursionismo e trekking in primis, ma anche incursioni nella storia antica o semplici camminate rilassanti. Ce n’è per tutti i gusti.  

L’Andrèi: una camminata nel passato

Ad esempio, alle pendici del monte Cotolivier, situate sul versante solatio, si trovano tre piccole borgate del comune di Onlux, oggi spopolate: Amazas e Soubras e Vazon, conosciute collettivamente come l’Adrèi (l’indiritto). Sono raggiungibili lungo la statale SS.24 del Monginevro, proseguendo oltre l’abitato di Onlux. Poco dopo il paese c’è un ampio parcheggio, da dove proseguire a piedi, per immergersi completamente in questo magnifico angolo di Val di Susa. 

Amazas

Foto di Luca Prin

Amazas, situata ad un’altitudine di 1180 metri, mostra agli occhi dei visitatori uno squarcio del secolare passato di questi luoghi. Le abitazioni sono in pietra e conservano ancora il caratteristico stile architettonico montano. È presente una piccola chiesa, dedicata a Sant’Andrea e risalente al XVII secolo. Tra i suggestivi resti del borgo vi è anche l’antico forno, fulcro della vita della comunità primo dello spopolamento.  

Soubras

Foto di Andry Lusso

Posizionata più in alto, a 1480 metri di altitudine, si trova Soubras. È raggiungibile da Amazas tramite un’antica mulattiera che collega i due borghi. Soubras è situata in una posizione panoramica, circondata da prati spaziosi che offrono una meravigliosa vista sul panorama sottostante. Come ad Amazas le case sono in stile rustico. In questo borgo è ancora visitabile l’antica chiesa di San Rocco e un edificio diroccato identificato come la Canonica, dove sono ancora visibili degli affreschi, benché in pessime condizioni. Ma il piatto forte di Soubras è certamente la cappella di San Barnaba, allocato su una sorta di terrazzo naturale. In questo punto del borgo, nel XIX secolo è stata rinvenuta una necropoli preromana, a testimonianza di quanto antiche siano le origini di questi abitati.

Vazon

Salendo ancora a 1650 metri di altitudine si trova Vazon. Come Soubras, il villaggio è circondato da ampie distese verdi. Nell’antico borgo si trova una fontana che riporta la data del 1857, ricoperta da una grande tettoia in legno. È presente anche una chiesa dedicata alla Madonna delle Nevi, probabilmente ultimata nel 1710.

Bellezza sprecata da valorizzare

Molti di questi borghi sono del tutto abbandonati a se stessi. Alcuni sono stati in parte recuperati per consentire ai visitatori un accesso più agevole. Tuttavia, manca del tutto un progetto nazionale per il sostegno e il potenziamento di questa sana e istruttiva forma di turismo. Il che è paradossale. In un tempo di aspre polemiche sull’invasione delle mete turistiche più celebri, come le tante città d’arte del nostro paese, sembra assurdo che vi sia trascuratezza verso un’alternativa così invitante e soprattutto sostenibile.

Mauro Pasquini

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