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Antonio Lubrano

A Milano è morto un cedro

A Milano è morto un cedro che aveva settant’anni. Morto? Per la verità è più esatto dire che è stato abbattuto. E sapete perchè? Lo ha scritto in cronaca il Corriere della sera: “perchè faceva ombra a uno dei palazzi della zona, come ha detto amareggiato un cittadino amante del verde”. Uno di quei palazzi di sette-otto piani che fanno la faccia di certi quartieri della città. C’è subito da notare una cosa: fino a dieci anni fa la “morte” di un albero non avrebbe fatto notizia sui quotidiani, forse perchè non era ancora sviluppata la sensibilità ambientale, oggi invece un evento del genere colpisce l’opinione pubblica. E commuove non poca gente.

Pensate, tanti abitanti della zona, Piazza S.Maria alla Fontana, sono scesi dalle loro abitazioni “per salutarlo”, dice il giornale. Fra gli spettatori una signora ha notato con malinconia che “vedere quel cedro più alto degli edifici del quartiere metteva allegria”. Adesso si teme per la sorte di un cedro “gemello”, come l’ha definito un cittadino corso sul luogo dell’esecuzione. Il cedro è una pianta originaria dell’Himalaya “coltivata soprattutto nelle regioni mediterranee – dice l’enciclopedia – Nord-Africa per esempio, e in Italia soprattutto in Calabria”.  A Milano il cedro è presente in quasi tutti i giardini pubblici e supera in altezza gli edifici di otto piani.

E’ nata persino una polemica sulla opportunità o meno di abbattere un albero, centrata sul luogo che ospitava il cedro:”era cresciuto nel giardino di proprietà esclusiva e privata del condominio, anche se insisteva su una macro-area pubblica”. E dunque il danno al patrimonio verde della città non c’entra? La replica risulta persino ineccepibile: “Palazzo Marino(sede del Comune) ricevute le pratiche ha autorizzato l’abbattimento sulla base della perizia tecnica”. Tutto regolare, dunque, possiamo metterci l’anima in pace e fare a meno di un albero..

Certo, si potrebbe ragionare così, ma che tanta gente sia accorsa al funerale del cedro milanese deve farci riflettere. Non siamo più disposti ad accettare l’idea che un albero nelle nostre città sia da abbattere “perché fa ombra”!

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