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Moira, nell’isola di Lesbo: un campo dell’orrore

Il campo profughi di Moira nell’isola di Lesbo in Grecia sta dimostrando, alla lunga, che il progetto di creare un luogo dell’orrore così orribile nel quale nessun migrante possa sperare di approdare, sta funzionando. La 23enne afgana Maryam Parsa è arrivata sull’isola con suo figlio, vuole vivere in Germania e racconta che Moria non è quello che si aspettava di trovare in Europa: “E’ davvero difficile. Non ci sono abbastanza medici per i nostri figli. Non ci sono abbastanza cope rte, non c’è abbastanza cibo. I nostri bambini cominciano ad ammalarsi. Non è una buona situazione. Se non ci lasciano andare in Europa, almeno che rendano questa situazione migliore”.

L’antefatto

L’Europa e la Turchia (che da anni sta cercando un modo di entrare nell’Unione Europea) sono alle prese dall’inizio del terzo millennio con quello che in molti chiamano “un esodo mai visto”. Si potrebbe discutere sul fatto che non si è “mai visto” perché tv e social prima non c’erano ma le cronache storiche le migrazioni le hanno sempre raccontate altrimenti non sispiegherebbero alcune mescolanze etniche, alcune scoperte geografiche e tanti altri fatti storici. Ma andiamo avanti.

Certamente gli spostamenti delle masse sono imponenti, così tanto imponenti che l’Occidente si fa cogliere del tutto impreparato a gestire una situazione comunque molto difficile. E nessuno, nessuno dei governi europei, riesce – o forse vuole – mettere in atto un piano logico per accogliere queste persone in fuga dalla vera miseria, fame, guerre e malattie. Tutti dimentichi che in un passato nemmeno tanto remoto ma molto prossimo, i loro popoli sono stati emigranti: italiani, polacchi, serbi, croati, ucraini. O che i loro popoli sono stati a casa di quelli che oggi fuggono, a rubare, devastare territori e persone: Inghilterra, Francia, Russia,Spagna per citare quelli che hanno avuto l’ “Impero”…

Le reazioni sin qui sono state: li accogliamo ma pochi ed un po’ per uno; non li accogliamo per niente; li aiutiamo a casa loro ( senza mai fare due soldi di conto di quanto costa); li accogliamo se però l’Europa ci dà…;va bene li piazziamo lì, poi vediamo che si può fare. Il combinato degli ultimi due “piani è il più nascosto, meno reclamizzato. Ma il più mostruoso e pericoloso.

L’accordo UE-Grecia-Turchia

Visto che non siamo solo noi Italiani le vittime sacrificali delle migrazioni, la Grecia, che non sta a sua volta vivendo anni di “boom economico” ha dovuto subire l’altra rotta cosiddetta “balcanica” dei migranti dall’Africa e dal Medio Oriente. Una rotta che passa dalla Turchia, che prosegue sulla parte continentale della Grecia appunto dopo aver superato le isole dell’Egeo, passa attraverso i Balcani ed i paesi della ex Jugoslavia e giunge nel cuore del Vecchio Continente. Per un po’ è andata. Poi tutti i paesi interessati hanno voluto chiudere confini e testa. Così nel 2016 si è arrivati ad un accordo a tre fra UE, Grecia e Turchia. Con questi parametri principali:

Migranti e i profughi sulla rotta balcanica, siriani compresi, rimandati in Turchia se non presenteranno domanda d’asilo presso le autorità greche.

Canali umanitari. Per ogni profugo siriano che viene rimandato in Turchia dalle isole greche un altro siriano verrà trasferito dalla Turchia all’Unione europea attraverso dei canali umanitari. Donne e bambini avranno la precedenza in base ai “criteri di vulnerabilità stabiliti dall’Onu”.

Liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi.

Aiuti economici alla Turchia.

L’adesione della Turchia all’Unione europea.

 Il fatto

In tutto questo il vero imbroglio risiede nel fatto di creare una nuova Nauru, un piccolo stato della Micronesia nel Pacifico dove regna l’autorità dell’Australia. Un luogo dove deportare i migranti di quella zona che vorrebbero giungere in Australia ma che Camberra non vuole e che quindi costringe lì in condizioni così disumane che qualcuno ha parlato di lager. Ma il vero problema è la comunicazione della situazione: far sapere che chi non ha le condizioni necessarie minime per essere accolto in Australia va a finire a Nauru. In modo da scoraggiare anche solo il pensiero di provare a partire per il paese dei canguri.

 

La stessa cosa si è cercato di fare a Lesbo, la famosa – per motivi letterari, classici – isola greca di fronte alle coste turche. Qui il campo profughi di Moria, che ha una capienza massima di 3mila persone, ne sono state ammassate fino a 9mila contemporaneamente. Con assistenza, sanità, cibo e sicurezza tarate per 3mila. “Gravi disordini nel campo profughi di Moria”hanno registrato le cronache per mesi…Strano eh?

 

Ebbene questo disegno atroce  – di trasformare questo ed altri posti di accoglienza come un luogo così spaventoso da far pensare che sia meglio rimanere a casa propria ad attendere una pallottola, un gas, una bomba – sta fallendo. Perché tra Unicef ed alcune organizzazioni umanitarie di volontari (ma pensa… quelle che si sbattono in mare per evitare che la gente muoia ogni giorno in pasto ai pesci) a Lesbo si è costruito qualcosa che funziona ed aiuta la gente in fuga. One drop in The Ocean, One Happy Family, il campo di Kara Tepè. Oasi di accoglienza vera, pulizia, assistenza dignitosa, supporto, scuole, integrazione quella vera.

Con buona pace di chi non vuol pensare a cosa si potrebbe fare

 

Eduardo Lubrano

La fotografia è di Socrates Baltagiannis/dpa/Alamy Live News

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