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2050: l’anno della svolta o dell’Apocalisse?

Leggendo ogni mattino le notizie ( Covid 19, lockdown,proteste e scontri con la polizia)  e conoscendo tutte quelle che sono le difficoltà che stiamo vivendo per cui alcuni, se non tutti, gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU hanno bisogno di essere ricollocati nel tempo, torna alla mente  una previsione catastrofica dello scorso anno : “Nel 2050 la civiltà umana collasserà a causa dei cambiamenti climatici”. Una previsione che andrebbe presa sul serio perchè pronunciata non dal profeta di turno ma messa per scritto in una ricerca del National Center for Climate Restoration australiano.

In questi giorni il Consiglio dei ministri dell’ambiente dell’Ue ha raggiunto un accordo parziale sulla legge per il clima, con cui l’Ue fissa l’obiettivo emissioni zero al 2050. La posizione sul target al 2030, che la Commissione europea ha proposto di aumentare dal 40% di oggi ad almeno il 55%, è però lasciata ai leader Ue, che dovrebbero decidere nel vertice di novembre.
La Bulgaria si è astenuta, mentre Svezia, Lussemburgo, Danimarca, Spagna e Austria hanno chiesto di aumentare l’ambizione, prevedendo un obbligo di emissioni zero non solo per l’Ue ma per ogni singolo Paese.

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La previsione disastrosa

Prima di tutto va detto che la ricerca australiana non è uno studio scientifico, ma un tentativo di modellare gli scenari futuri sulla base delle ricerche esistenti. Dipinge un futuro tetro in cui più di un miliardo di persone sono sfollate, la produzione di cibo si riduce e alcune delle città più popolose del mondo rimangono parzialmente abbandonate.

Alcuni esperti hanno commentato che che ci sono molti fattori, oltre al cambiamento climatico, che potrebbero avere un impatto sulla sicurezza globale e sul modo in cui gli esseri umani reagiscono alle condizioni alterate, come la crescita della popolazione e l’azione intergovernativa.

Gli autori David Spratt e Ian Dunlop, entrambi ricercatori sul clima, avvertono che il cambiamento climatico rappresenta attualmente una “minaccia esistenziale quasi a medio termine per la civiltà umana“.

Hanno attinto alle ricerche scientifiche esistenti e alla “pianificazione degli scenari” per prevedere che se le temperature globali aumenteranno di 3 gradi Celsius entro il 2050, il 55% della popolazione mondiale su tutto il 35% della sua superficie terrestre sperimenterà più di 20 giorni di calore letale all’anno, “oltre la soglia della sopravvivenza umana“.

In questo scenario, molti ecosistemi – compresi quelli dell’Artico, della foresta pluviale amazzonica e della barriera corallina – crollerebbero.

In tutta l’Africa occidentale, il Sudamerica tropicale, il Medio Oriente e il Sudest asiatico, ci sarebbero più di 100 giorni all’anno di caldo mortale, che porterebbe a più di un miliardo di sfollati.

La produzione di cibo diminuirebbe a causa del “declino catastrofico” delle popolazioni di insetti, del clima troppo caldo perché gli esseri umani possano sopravvivere in aree con una significativa crescita alimentare e della cronica carenza di acqua. Con cibo insufficiente per la popolazione mondiale, i prezzi andrebbero alle stelle, sostengono gli autori del giornale.

L’innalzamento del livello del mare porterebbe la gente ad abbandonare parti di Mumbai, Giacarta, Guangzhou, Hong Kong, Ho Chi Minh City, Shanghai, Bangkok e Manila, tra le altre città. Circa 15 milioni di persone in Bangladesh sarebbero sfollate.

Le conseguenze sociali vanno dall’aumento del fervore religioso al caos totale. In questo scenario, il cambiamento climatico provoca un cambiamento permanente nel rapporto dell’umanità con la natura“.

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La previsione ottimistica

Lo United Nations Environment Program nel rapporto Emissions Gas Report  2018   scriveva che la temperatura della Terra è destinata ad aumentare di circa 3°C entro il 2100, cioè il doppio del limite di 1,5°C di riscaldamento sancito dall’Accordo di Parigi.

Per rimanere al di sotto della soglia di 1,5°C di riscaldamento, è obbligatorio azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050, e poi mantenere un saldo negativo. E sappiamo che questo obiettivo zero emissioni entro i prossimi trent’anni è realizzabile a patto che ci sia davvero un intento comune da parte dei governi e dell’industria.

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